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Cannabis Light, il ritorno in grande stile della canapa

La chiamano “New Canapa Economy”, un business che solo in Italia vale diverse decine di milioni di euro.

A poco meno di un secolo di distanza dal Marijuana Tax Act, che sancì ufficialmente l’inizio del proibizionismo sulla canapa, il mercato riscopre la pianta originaria dell’Asia come materia prima versatile ed adatta agli usi più disparati.

Punto di svolta per la riscoperta della canapa è stata l’introduzione della Cannabis Light, ovvero l’individuazione precisa e puntuale delle varietà di canapa caratterizzate da un bassissimo contenuto di THC, il principio attivo responsabile delle proprietà stupefacenti della canapa.

La Cannabis Light infatti vanta un contenuto in THC inferiore allo 0,2% e per questo non ha effetti stupefacenti, ragion per cui le varietà di canapa rientranti in questa categoria sono liberamente coltivabili, lavorabili e ovviamente commercializzabili.

Così la canapa è velocemente tornata ad essere una materia prima di alto pregio, riscoperta e apprezzata da sempre più persone sia nei suoi usi tradizionali, come i prodotti tessili e alimentari, sia in quelli più innovativi, come ad esempio le applicazioni nel campo della bioedilizia e della cosmetica.

Il boom della canapa è testimoniato dal fatto che secondo un recente studio pubblicato da Coldiretti, la superficie di terreno agricolo destinata alla coltivazione della canapa è decuplicata negli ultimi 5 anni, arrivando a superare i 4.000 ettari sul solo territorio italiano.

La “New Canapa Economy”, come è già stato ribattezzato il business che ruota intorno alla canapa, si segnala soprattutto per l’estrema varietà delle sue produzioni che vanno dalla pasta, agli isolanti per l’edilizia, passando per gli oli antinfiammatori, i tessuti, le bio-plastiche e ovviamente le infiorescenze.

Quest’ultimo prodotto è sicuramente il più chiacchierato, nonché quello che per diverse ragioni ha maggiormente attirato l’attenzione del pubblico. Gli shop online ma anche fisici, specializzati nella vendita di infiorescenze di Cannabis Light, si sono moltiplicati negli ultimi mesi e secondo alcune stime hanno già generato un giro d’affari, perfettamente legale vale la pena ricordarlo, di 40 milioni di euro.

A proposito dell’uso delle infiorescenze di Cannabis Light è utile sottolineare come queste, a rigore di legge, non possano essere utilizzate a scopo alimentare e tantomeno ne è prevista la combustione, fattispecie peraltro esplicitamente riportata sulle confezioni della maggior parte dei produttori.

Nonostante ciò, non è certo un segreto che buona parte delle infiorescenze di Cannabis Light vengano utilizzate a scopi “ricreativi”, dato che nonostante il basso contenuto di THC e quindi lo scarso effetto psicotropo, la sostanza mantiene intatte le sue apprezzate proprietà rilassanti.

Discorso completamene diverso invece, per quello che riguarda i semi di canapa, che in quanto completamente privi THC sono appositamente prodotti e commercializzati per il consumo umano, non è infatti un caso che praticamente tutti i prodotti alimentari che hanno a che fare con la canapa sono di fatto basati sui semi o su prodotti da essi derivati, come ad esempio la sempre più diffusa farina di canapa.

Vale infine la pena ricordare come la Cannabis Light, liberamente coltivabile e commercializzabile, non abbia nulla a che fare con la Cannabis coltivata e lavorata a scopo terapeutico. In quest’ultimo caso infatti, si tratta a tutti gli effetti di veri e propri prodotti farmacologici, che in Italia sono al momento realizzati esclusivamente nello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze.